Come invocare e interpretare i messaggi del tuo angelo custode?

Gli angeli fanno parte della nostra quotidianità, sono al nostro fianco giorno dopo giorno. Guidano le nostre scelte, ci accompagnano, ci parlano, comunicano con noi, il segreto è imparare ad ascoltare e interpretare i loro messaggi. Gli angeli possono essere evocati pregando e medicando, scopri come fare!

Messaggeri degli dei, intermediari tra Cielo e Terra, gli angeli sono presenti nelle religioni monoteiste più diffuse, nel giudaismo, nel cristianesimo e nell’islamismo. Fin dalla notte dei tempi li invochiamo, chiediamo la loro protezione e il loro aiuto.

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Come invocare un angelo custode?

Qual è il metodo più efficace e veloce per mettersi in contatto con il proprio angelo custode? Sicuramente pregare e meditare. Sappi però che gli angeli sono entità superiori, non è così semplice attirare la loro attenzione. La cosa migliore da fare è affidarsi a un sensitivo o un medium, loro sapranno mettersi in contatto con il tuo angelo e fare da tramite per parlarci.  

Possiamo chiedere tutto quello che vogliamo a un angelo custode, a patto di non domandare qualcosa che potrebbe nuocere qualcuno.

1) La Preghiera

La preghiera è il modo migliore per comunicare con il proprio angelo o con Dio, in maniera diretta o indiretta. Per parlare con il tuo angelo, scegli un luogo calmo e rilassante. Ricorda di invocare l’angelo sempre alla stessa ora del giorno (meglio se è un’ora doppia) e sempre nello stesso luogo. Fai in modo che nessuno possa raggiungerti o disturbarti durante questo momento magico, se necessario spegni il telefono.

Rivolgiti a Est, il lato del cielo delle energie ascensionali positive (ricorda che il sole sorge ad Est), in questo modo le tue preghiere raggiungeranno con maggiore facilità il cielo.

Durante la preghiera accendi una candela con il nome dell’angelo inciso sopra. Se l’angelo non accenna a farsi vivo, tieni la candela accesa fino al mattino successivo. Ricorda che l’angelo, se vorrà, ti manderà dei segnali inconfutabili della sua presenza.

Invoca l’angelo nominandolo tre volte di seguito, è importante che ti rivolgi a lui in maniera diretta e sincera. Ricorda che gli angeli sono entità superiori e mentire non servirebbe a nulla, solo a indispettirli e provocare la loro ira.

2) La Meditazione

Apri il tuo cuore e la tua mente, lasciati andare e consegna il tuo spirito al tuo angelo. Scegli un luogo calmo, la tua camera da letto ad esempio, oppure, se ne hai la possibilità, vai al mare, in montagna, al lago, così da attingere dalla forza di Madre Natura. Non avere fretta, prenditi il tempo che ti serve, fai respiri profondi e libera la mente.

Ecco come prepararsi alla meditazione e avvicinarsi al proprio angelo:

  • Trova un luogo calmo dove si senti protetto
  • Se ti è d’aiuto metti in sottofondo una musica rilassante
  • Concentrati sulla respirazione, ispira ed espira profondamente, segui l’aria che entra dalle narici, passa per la trachea a riempie i polmoni
  • Concentrati sulle singole parti del corpo, cerca di percepirle indipendentemente dal resto del corpo (questo è forse la fase più complessa, che richiede esercitazione e tempo)
  • Ora concentrati sulla tua anima, sgombera la mente e lasciati andare.
  • A questo punto di basterà pensare intensamente al tuo angelo custode ripetendo il suo nome. Capirai subito quando e se deciderà di rispondere.

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Come ottenere l’aiuto degli angeli?

Il tuo angelo custode e gli angeli in generale comunicano con noi, quotidianamente, tuttavia non è semplice interpretare i loro messaggi. Come comunicare con il proprio angelo custode e ottenere il loro aiuto? 

1) Vedere le Ore Doppie

Gli Angeli ci mandano dei messaggi continuamente ed è per mezzo delle ore doppie e delle ore simmetriche che accade il più delle volte. Ti capita di imbatterti in ore che rispettano una sequenza logica come le 12:12, le 23:23 oppure le 15:15? Sappi che non è una casualità, è il tuo angelo che sta cercando di dirti qualcosa.

2) Avere dei brividi di freddo

Quante volte ti è capitato di sentire brividi di freddo nonostante fossi in perfetta forma e avessi caldo. È il tuo angelo che ti sta dando un segnale concreto della sua presenza. Il più delle volte questo accade in prossimità di un luogo sacro (una chiesa, un cimitero, un edificio religioso…), quando dobbiamo prendere una decisione difficile oppure quando sta per succedere qualcosa di spiacevole.

3) Vedere continuamente gli stessi numeri

Oltre alle ore doppie, gli angeli comunicano con noi per mezzo delle sequenze di cifre. Potresti aver già incontrato un angelo senza saperlo. Ad esempio con la serie di cifre angeliche 444 il tuo angelo custode cerca di rassicurarti e farti sapere che tutto andrà per il meglio.

4) Il tuo animale domestico si comporta in modo strano

Gli animali hanno dei sensi molto più sviluppati e sono più sensibili alle energie dell’uomo. È per questo che un gatto o un cane percepisce con molta più facilità la presenza di un angelo. Se il tuo animale domestico si comporta in modo strano sappi che probabilmente è perché percepisce una nuova presenza in casa.

Il consiglio della redazione: sempre al nostro fianco! 

Gli angeli sono intorno a noi, senza che possiamo vederli, ci proteggono e ci sostengono nella nostra vita quotidiana, non dimenticarlo mai. Se hai qualche domanda in questo momento, se sei preoccupato per il futuro, non esitare a contattare uno dei nostri chiaroveggenti. Ti illumineranno sul futuro con dolcezza e gentilezza.

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FonteGli angeli custodi. I 72 angeli della fascia dello zodiaco (Massimo Mantovani)

Professoressa di 40 anni abusa di uno studente dodicenne: «Costretto a compiere atti sessuali a scuola». Condannata

Una professoressa di Benevento è stata condannata a tre anni e quattro mesi di reclusione. L’accusa per la 40enne è di violenza sessuale su uno studente di 12 anni. La donna è stata processata con il rito abbreviato. Dallo scorso settembre era agli arresti domiciliari perché «è apparsa non in grado di autoregolare i propri impulsi sessuali», spiegava l’ordinanza.

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La ricostruzione

Le indagini erano partite nel marzo scorso, dopo la denuncia della preside, seguita da quella dei genitori del dodicenne. La professoressa avrebbe abusato della sua posizione per indurre il dodicenne a compiere e subire atti sessuali sia a scuola, che tramite chat su WhatsApp. La Procura, dopo il sequestro degli smartphone, è riuscita a recuperare le immagini e i video compromettenti delle chat, che la docente aveva fatto cancellare all’alunno. 

L’insegnante, secondo la ricostruzione del pm, approfittando dello stato di soggezione del proprio alunno, con un’opera di persuasione definita «sottile e subdola» e instaurando con l’adolescente un rapporto di «predilezione» in classe e poi un intenso rapporto attraverso WhatsApp con messaggi, video e audio a contenuto esplicitamente sessuale, avrebbe indotto il ragazzino a compiere e subire atti sessuali sia in classe che virtualmente, con conversazioni sull’app di messaggistica istantanea che andavano avanti anche fino a tarda notte.

La misura cautelare ordinata a settembre era stata ritenuta quella più idonea in quanto l’indagata, si leggeva nell’ordinanza, «è apparsa non in grado di autoregolare i propri impulsi sessuali e la sola sospensione del rapporto lavorativo, cautelativamente applicata nella sede disciplinare, non è apparsa sufficiente a prevenire il rischio di contatti personali e telematici con minori».

Putin, aereo spia colpito dai droni esplosivi bielorussi. «Serviva a guidare i missili, ora è inutilizzabile»

Un aereo di sorveglianza militare russo è stato gravemente danneggiato nei pressi della base aerea di Machulishchy, in Bielorussia, a circa 20 chilometri dalla capitale Minsk lo scorso 26 febbraio. Secondo un rapporto dell’intelligence britannica il velivolo è stato attaccato da alcuni aeromobili a pilotaggio remoto. 

Il giorno seguente, il 27 febbraio, l’attacco è stato rivendicato dal gruppo BYPOL, l’organizzazione bielorussa dei ribelli partigiani pro-Kiev, fondato da ex dipendenti delle forze dell’ordine locali durante le brutali repressioni delle proteste anti-regime nel 2020. Il gruppo annovera numerosi dissidenti del presidente della Bielorussia Aljaksandr Lukashenko, tra i principali alleati dell’omonimo russo Vladimir Putin. 

Secondo quanto rivelato alla stampa bielorussa dal leader dell’organizzazione ribelle, Aleksander Azarov, i partecipanti della missione “vittoria” hanno colpito il velivolo militare  russo con alcuni droni esplosivi, causando gravi danni ad alcune sezioni cardine dell’aereo – in particolare avionica e antenna radio – rendendolo inutilizzabile. 

Azarov ha affermato anche che i membri della missione hanno lasciato il Paese e che l’aereo colpito – un Berev A-50, noto in Occidente con il codice Nato “Mainstay” – era stato utilizzato dall’esercito russo in Ucraina, per guidare i missili su alcuni obiettivi sensibili. 

 

«Ci vogliono dai tre ai quattro mesi per preparare un’azione di questo tipo. Devi fare la ricognizione e trovare le indicazioni per avvicinarti. Avevamo molte opzioni. Se un’azione non funziona, ne intraprendiamo un’altra. Ed è così che i nostri guerriglieri hanno trovato un obiettivo così interessante. Certo, noi suggeriamo dei bersagli ai guerriglieri, ma anche loro ne segnalano, a seconda delle loro capacità. È un lavoro di squadra», ha aggiunto poi Azarov, descrivendo le fasi preparative dell’operazione di sabotaggio.

Nessun commento fin’ora, in merito al sabotaggio dell’A-50, è arrivato da parte dei ministeri della Difesa di Russia e Bielorussia. 

Attacco dei ribelli: «Grave perdita per la Russia»

A fornire ulteriori dettagli sull’attacco al velivolo russo è stato il gruppo di monitoraggio bellico, “Belarusian Hajun Project“, alleato del BYPOL. Su Telegram, il gruppo ha dichiarato che l’aereo militare colpito avrebbe un valore di circa 310 milioni di euro e le forze armate russe ne possiederebbero attualmente solo nove. 

«Questo aereo è atterrato in Bielorussia il 3 gennaio 2023 e attualmente qui è rimasto 54 giorni, effettuando 12 sortite. Prima di allora, l’ultima volta che l’aereo è volato in Bielorussia era stato il 24 febbraio 2022», si legge in un messaggio dell’Hajun nel canale del gruppo.

Un esperto militare ucraino, Oleksandr Kovalenko, ha riferito all’emittente radiofonica Euroradio che Mosca non avrebbe sufficienti risorse finanziarie a disposizione per sostituire il jet colpito a causa del peso delle sanzioni. 

«Ora avranno problemi a guidare i missili aviotrasportati e ad aggiustare le coordinate – ha riferito sempre l’esperto – in secondo luogo i russi avranno anche meno informazioni sul movimento delle truppe di Kiev e sulla presenza di altri aerei».

Tom Sizemore: morte cerebrale, la famiglia valuta il fine vita

Morte cerebrale per Tom Sizemore. Sono sempre più deboli le speranze che l’attore, molto amato per il ruolo del sergente Mike Horvath in “Salvate il soldato Ryan”, possa riprendersi dal grave aneurisma al cervello che lo ha colpito una decina di giorni fa. Il suo manager Charles Lago, come riporta il magazine dello spettacolo “Variety”, ha annunciato che la famiglia sta prendendo decisioni riguardo al “fine vita”.

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“Lunedì i medici – ha detto il manager – hanno informato la sua famiglia che non ci sono più speranze e hanno raccomandato la decisione di fine vita. La famiglia sta ora valutando questa ipotesi e a breve verrà rilasciata un’ulteriore dichiarazione”. Lago ha chiesto “privacy in questo momento difficile”.

I parenti desiderano “ringraziare tutti per le centinaia di messaggi di sostegno e le preghiere”. “Questo – ha sottolineato il manager di Tom Sizemore – è un momento molto difficile per loro”.

I film di Tom Sizemore  Tom Sizemore, 61 anni di Detroit, è apparso, spesso nelle parti del duro, in vari film di azione di successo a partire dagli anni Novanta: tra questi “Heat”, “Natural Born Killers”, “Pearl Harbor” e “Black Hawk Down”. E’ stato candidato a un Golden Globe per il suo ruolo in “L’occhio gelido del testimone” e più di recente era apparso in televisione nelle serie “Twin Peaks” e “Cobra Kai”.

Farmaci ‘anti-obesità anche per adolescenti dai 12 anni’, nuove linee guida

Roma, 28 feb. (Adnkronos Salute) – “L’eccesso di peso favorisce la comparsa di altre malattie e riduce l’aspettativa di vita anche negli adolescenti. E ora che sono da poco disponibili nuovi strumenti terapeutici finalmente efficaci, che comportano una riduzione del peso anche del 10%, bisogna correre ai ripari tempestivamente nei casi di obesità infantile grave e complicata, anche con i farmaci già a partire dai 12 anni”. In vista della Giornata mondiale dell’obesità che si celebra il 4 marzo, gli esperti della Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica (Siedp) annunciano così “un grande cambiamento nelle Linee guida per l’obesità degli adolescenti, con una forte raccomandazione per la terapia farmacologica e l’ingresso nella pratica clinica”. Viene sdoganato per la prima volta il ricorso ai farmaci a partire dai 12 anni, ma “solo quando non funzionano le correzioni allo stile di vita perseguito con le famiglie e l’intervento strutturato degli specialisti. Dieta e attività motoria – precisa la Siedp – restano il primo approccio per aggredire tempestivamente la malattia e non arrivare al farmaco”.

“Gli anti-obesità non sono una scorciatoia – evidenziano gli specialisti – Alimentazione sana e attività fisica rappresentano il trattamento di prima linea per risolvere il problema, che non va ritardato proprio per evitare di arrivare al farmaco”. Questi sono i principi di base su cui poggiano le nuove Linee guida per il trattamento dell’obesità infantile e degli adolescenti, che la Siedp è in procinto di pubblicare e che spiega di avere aggiornato alla luce delle recenti modifiche delle nuove linee guida americane. Come negli Stati Uniti, dunque, anche in Italia, quando il cambiamento strutturato degli stili di vita non funziona, gli esperti raccomandano il ricorso ai farmaci a partire dai 12 anni, che stanno iniziando a entrare nella pratica clinica.

E proprio per promuovere e sensibilizzare ragazzi e famiglie sull’importanza di uno stile di vita sano per prevenire obesità e sovrappeso, la Siedp, con il supporto dell’Unione italiana sport per tutti (Uisp), sabato 4 marzo dalle 9 alle 13 scenderanno in piazza in quattro città italiane: Genova, Messina, Parma e Napoli. Gli specialisti offriranno visite gratuite ai piccoli e alle loro famiglie e distribuiranno una guida pratica per migliorare alimentazione e attività motoria nei bimbi che saranno coinvolti in attività sportive e ludiche.

“L’obesità non è una colpa né una scelta, ma una malattia cronica e complessa non del bambino ma di tutta la famiglia – afferma Mariacarolina Salerno, presidente Siedp e direttore dell’Unità di Pediatria endocrinologica del Dipartimento di Scienze mediche traslazionali dell’Università Federico II di Napoli – L’obesità è caratterizzata da una alterazione della capacità di regolare il bilancio energetico in maniera efficiente, che altera il sistema fame e sazietà, con rischio di complicanze come diabete, patologie cardiovascolari, ipertensione, steatosi epatica e una riduzione di fatto della sopravvivenza”.

“Ma dire che l’obesità è una malattia non significa che è sempre necessario un approccio farmacologico né tantomeno chirurgico – chiarisce Maria Rosaria Licenziati, segretario generale Siedp e direttore dell’Unità di Malattie neuro-endocrine e Centro obesità dell’Aorn Santobono-Pausilipon di Napoli, coautrice delle nuove linee guida – Lotta alla sedentarietà e un’alimentazione sana degli adolescenti e delle loro famiglie rappresentano il primo tentativo da fare: l’importante è intervenire tempestivamente quando l’obesità non è grave per scongiurare, quando possibile, il ricorso al farmaco”.

Almeno il 40% dei bambini con obesità – ricorda una nota – avrà ancora l’obesità in età adulta, con un aumento del rischio di mortalità nel lungo periodo. Nel 2030 si calcola che saranno 253 milioni i bimbi in sovrappeso o obesi nel mondo, più di quelli colpiti da malnutrizione. Ad oggi in Italia si stima che l’obesità è presente nel 10% dei bimbi, circa 700mila fra i 5 anni e i 15 anni. Di questi, oltre 150mila sono obesi gravi e solo una piccola parte a causa di un difetto genetico. “Nelle nostre raccomandazioni, come nelle linee guida americane, il primo step previsto è sempre l’intervento sullo stile di vita. Ma è bene ribadire che i consigli tipo ‘mangia meno e muoviti di più’ non servono a nulla”, avverte Claudio Maffeis, professore di Pediatria all’Università di Verona, direttore del Centro regionale di Diabetologia e Obesità pediatrica, primo autore delle linee guida.

“Per ottenere dall’adolescente modifiche dello stile di vita che siano incisive sul peso – raccomanda Maffeis – è necessario operare un intervento strutturato e impegnativo che coinvolge la famiglia con numerosi incontri l’anno negli ambulatori dedicati al bambino e adolescente con obesità, effettuati da un’équipe multidisciplinare che comprende pediatra, dietista, psicologo. In caso di fallimento, se l’obesità è severa o ci sono complicanze (intolleranza al glucosio, ipertensione arteriosa, steatosi epatica, trigliceridi e/o colesterolo alti), è necessario anche il ricorso ai farmaci che si può fare a partire dai 12 anni. Il farmaco non sostituisce, ma si affianca alla correzione dello stile di vita. Una possibilità che non avevamo e che ora è disponibile: farmaci che comportano una riduzione del peso anche del 10%. Poi, se nemmeno le medicine funzionano, si può considerare l’intervento chirurgico”.

Ad oggi in Italia sono autorizzati soltanto due farmaci contro l’obesità anche per la fascia pediatrica: setmelanotide, per alcune forme genetiche rare di obesità a partire dai 6 anni in poi, e liraglutide per le forme di obesità comune a partire dai 12 anni in poi. Liraglutide, approvato a dicembre scorso, è un analogo di un ormone gastrointestinale umano, il Glp-1, che agisce riducendo l’appetito. “A tale riguardo è in corso uno studio Siedp – rimarca Maffeis – che intende valutare, in condizioni di vita reale e non in una condizione di studio sperimentale controllato, l’efficacia del trattamento con liraglutide nell’adolescente con obesità severa o complicata”.

Infine, l’iniziativa ‘Bambini in piazza per la salute’. “Durante la mattinata – illustrano Salerno e Licenziati – a Napoli (piazza Dante), Genova (Area giochi del Porto antico ‘Il Giardino di Betty’, piazzale Mandracchio), Parma (Parco della Cittadella) e Messina (piazza Municipio) offriremo visite gratuite ai piccoli e alle loro famiglie e illustreremo il vademecum ‘Una guida pratica per migliorare l’alimentazione e l’attività motoria dei bambini’, con all’interno suggerimenti per attrezzare una palestra fai da te a partire da elementi riciclati. Ai partecipanti verrà regalato anche un frisbee, simbolo della manifestazione, per giocare e combattere la sedentarietà. Non c’è una condanna ad avere tutta la vita un eccesso di peso, l’importante è intervenire con uno stile di vita sano quando l’obesità non è ancora grave”.

Putin, l’amico Solovyev minaccia l’Italia: «Dovete tremare. Chissà se a Milano si ricordano di quando ci baciavano le mani»

L’oligarca russo Vladimir Solovyev, giornalista ed amico del presidente Putin, si scaglia contro l’Italia. Il propagandista, nel corso della sua trasmissione sulla tv russa Rossija 1, ha citato un preciso avvenimento storico: «Chissà se a Milano si ricordano come baciavano le mani dei soldati russi».

Putin, aereo spia colpito dai droni esplosivi bielorussi. «Il Berev A-50 serviva a guidare i missili, ora è inutilizzabile»

 

Solovyev, le minacce all’Italia e quel riferimento storico

Solovyev, che nel nostro Paese possiede quattro ville, si riferisce a quanto accaduto nel 1799, quando il generale russo Suvorov guidò l’armata russo-austriaca che sconfisse le truppe rivoluzionarie francesi nel Nord Italia. 

Il giornalista ha dichiarato: «Se parliamo seriamente, se capiamo davvero qual è la posta in gioco, allora lasciateli tremare i bastardi. Poi ci sarà un’altra traversata delle Alpi, se è necessario. Pensate al monumento a Suvorov, e chissà se a Milano si ricordano come baciavano le mani dei soldati russi. Se fate i maleducati con noi, voi bastardi, dovete tremare. I russi partono piano, ma poi vanno veloce».

Solovyev è infuriato per le sanzioni che gli Stati occidentali hanno imposto alla Russia: misure che lo riguardano molto da vicino considerando le proprietà di cui disponde sia in Italia che in altri Paesi europei.

Terni, le amputano braccia e gambe per le conseguenze di un tumore ma la diagnosi era sbagliata

A Terni una quarantaseienne ha subito l’amputazione di gambe e braccia per le conseguenze di alcune operazioni che le avrebbero dovuto asportare un tumore. Quando però la donna, Anna Leonori, ha scoperto che la diagnosi era stata frutto di un errore sanitario e il tumore non c’era ha dovuto farsi forza per poter affrontare la sua nuova vita, anche grazie all’aiuto di Bebe Vio che le ha dato consigli sulle protesi. Ora la Leonori è pronta ad affrontare l’odissea processuale contro tre strutture sanitarie per chiedere il giusto risarcimento che le garantirebbe una vita dignitosa e l’uso delle protesi di ultima generazione.

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La storia di Anna Leonori: sono tornata a vivere grazie alle donazioni  Anna Leonori ha raccontato al Messaggero la sua storia. “Le costosissime protesi acquistate grazie alle raccolte fondi di associazioni di volontariato e privati mi hanno cambiato la vita”, ha affermato al quotidiano romano. “So bene che non avrò mai più l’autonomia ma mi hanno restituito un minimo di dignità nella vita di tutti i giorni. La quotidianità è fatta di tante cose, alcune non potrò farle mai più da sola, altre grazie alle protesi sì”, ha aggiunto. 

L’odissea sanitaria  L’odissea della quarantaseienne è iniziata nel 2014 quando è arrivata la diagnosi di un tumore maligno che richiedeva un tempestivo intervento molto invasivo. La donna si è operata a Roma, dove le hanno asportano utero, ovaie, 40 linfonodi e la vescica, che le è stata sostituita con una ortotopica.

Dopo l’operazione, però, è arrivata l’amara scoperta: l’esame istologico non ha riscontrato nessun tumore. Ma le operazioni subite le hanno reso la vita un inferno e per 4 anni è dovuta entrare e uscire dagli ospedali per infezioni, febbre, dolori. Il 7 ottobre 2017 la donna è stata ricoverata in ospedale per una peritonite acuta generalizzata, causata dalla perforazione della vescica. E’ rimasta in coma per un mese e mezzo. Poi è stata trasferita a Cesena dove ha subito l’amputazione di gambe e braccia.

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La richiesta di risarcimento  Anna Leonori ha deciso di chiedere un risarcimento e portare in tribunale le tre strutture sanitarie al centro della sua odissea: il Santa Maria di Terni, il Regina Elena di Roma e l’Ausl Romagna. Un somma che se avallata dalla magistratura le garantirebbe di poter condurre una vita più vicina alla normalità. Le protesi infatti si deteriorano in fretta e le garanzie durano solo due anni. “Non è un capriccio la necessità di avere un risarcimento per quello che ho subito – ha spiegato la Leonori -. Vivo ogni giorno con la preoccupazione che si possa rompere un pezzo, cosa che mi costringerebbe a tornare sulla sedia a rotelle”.

I consigli di Bebe Vio  Vicino ad Anna Leonori, oltre alla famiglia e ai figli, c’è stata anche Bebe Vio che l’ha aiutata nella scelta delle protesi di ultima generazione. “Imparerai a spostarti da un posto all’altro e nelle valigie avrai solo protesi – le ha detto la campionessa olimpionica -. Farai una vita che si avvicina il più possibile alla normalità”. La quarantaseienne, come si può vedere dai social network, è una donna forte, affronta la vita con un’energia incredibile “grazie ai due figli”, che sono “la mia colonna portante” e ora aspetta solo giustizia. “I periti concluderanno il loro lavoro a giugno. Non so come andrà a finire questa fase ma so con certezza che non si libereranno di me in alcun modo. Se sarà necessario affronterò anche il processo”, ha concluso.

Il trucco INCREDIBILE per pulire le cozze, non ci crederai

Mangiare delle cozze fresche e ben pulite può essere un’esperienza gustosa e soddisfacente. Tuttavia, sceglierle e pulirle correttamente può essere complesso e delicato e richiedere alcuni passaggi. In questo articolo, daremo uno sguardo dettagliato a come pulire le cozze in modo sicuro e corretto e discuteremo anche come capire se le cozze sono fresche e in buono stato prima di acquistarle, perché sono fattori che potrebbero pregiudicarne il gusto ma anche la salute.

Pulire le cozze senza far fatica: il primo step è saperle scegliere

Per gustare delle prelibatezze un po’ bisogna impegnarsi, quindi è impossibile adottare del tutto l’approccio ‘senza fatica’, però si può fare in maniera più veloce. Una volta scelte le cozze giuste, è fondamentale lavarle accuratamente prima di cucinarle. Sotto l’acqua corrente, bisogna eliminare i residui di sabbia che possono essere presenti nel guscio e togliere la barba (il filamento visibile tra le due valve).

È importante non acquistare mai cozze che si presentano immerse in acqua, poiché essendo animali filtratori, esiste il rischio che si inquinino con sostanze o microrganismi indesiderati. Prima di scegliere le cozze fresche in pescheria o al banco del pesce del supermercato, è necessario controllare che i gusci siano lucidi, chiusi, integri e che abbiano un odore non troppo forte. Inoltre, le retine devono essere sigillate e devono riportare un’etichetta che indichi la denominazione anche latina della specie, i riferimenti del centro di spedizione che ha effettuato il confezionamento dopo la depurazione, l’indicazione che si tratti di un prodotto allevato, la provenienza, la data di imballaggio seguita dalla dicitura “Questi animali devono essere vivi al momento dell’acquisto”. Il venditore deve obbligatoriamente conservare l’etichetta per sessanta giorni, quindi è possibile chiedere tutte le informazioni relative alle cozze che si stanno acquistando. Una volta pulite, le cozze sono pronte per essere cucinate.

Come conservare le cozze prima di prepararle

Per assicurarvi che le cozze restino chiuse, avvolgetele in un panno umido e riponetele nella parte più fredda del frigorifero, generalmente il ripiano più in basso, appena sopra i cassetti di frutta e verdura. Se le conservate in questo modo, si potranno mantenere intatte per uno o due giorni al massimo. Prima di pulirle, controllate che non presentino gusci rotti o che si siano aperte e scartate quelle che presentano queste caratteristiche. Non pulitele e non provate a cucinarle se presentano un cattivo odore, in quanto potrebbero essere andate a male. Se le cozze si aprono, significa che stanno rilasciando l’acqua che trattengono nel guscio, indispensabile per la loro sopravvivenza.

Come pulire le cozze: i passaggi

Una volta verificate le caratteristiche delle cozze, è possibile procedere con la pulizia in pochi semplici passaggi:

  • Sciacquare le cozze sotto acqua fredda corrente.
  • Con un coltello rimuovere gli eventuali residui e le incrostazioni.
  • Rimuovere il bisso che fuoriesce dalle valve. Questo passaggio è molto importante: il bisso infatti è una sgradevole barbetta che non sarebbe carino ritrovarsi nel piatto.
  • Risciacquare nuovamente le cozze sotto acqua fredda corrente. Se si desidera un risultato ancor più accurato, si può passare una spazzola con setole rigide sulla superficie delle conchiglie oppure utilizzare una paglietta in acciaio.

Se volete consumare le cozze crude, è bene ricordare che si tratta di animali filtratori che possono trattenere microrganismi pericolosi per la salute. Il succo di limone, contrariamente a quanto si crede, non è in grado di eliminare questi microbi, che vengono inattivati nella maggior parte dei casi solo con la cottura. Prima di consumarle crude, quindi, è consigliabile acquistarle ancora vive e lavarle molte volte sotto acqua fredda corrente per rimuovere tutti i possibili residui.

Pulire le cozze pelose: è diverso?

Le cozze pelose o modiole (il cui nome scientifico è Modiolus barbatus) sono un tipo di molluschi bivalvi che si distinguono dalle classiche cozze per il colore del guscio, che è di una tonalità bruno-giallastra, e per la presenza di una peluria su entrambe le valve. Hanno un sapore più intenso e marino rispetto a quello delle cozze tradizionali. Per pulirle e rimuovere le incrostazioni e la peluria, si può utilizzare un coltellino, ma anche una paglietta in acciaio o una spazzola con le setole in saggina.

Una ricetta semplice e veloce per preparare le cozze

Ingredienti:

  • 500 g di cozze
  • 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • prezzemolo
  • 1 cucchiaio di peperoncino
  • sale q.b

Preparazione:

  1. Iniziate pulendo le cozze. Eliminate i residui e sciacquate bene sotto l’acqua corrente.
  2. Mettete le cozze in una casseruola capiente e aggiungete l’olio, l’aglio tritato, il vino bianco e un pizzico di sale.
  3. Coprite la casseruola con un coperchio e mettetela sul fuoco a fiamma media.
  4. Aspettate che le cozze si aprano, poi unite il prezzemolo e il peperoncino.
  5. Mescolate bene, abbassate la fiamma e lasciate cuocere per qualche minuto.
  6. Servite le cozze calde.

Maurizio Costanzo, i vip che non si sono presentati al funerale: come mai? Chi mancava

I funerali solenni di Maurizio Costanzo, scomparso il 24 febbraio scorso all’età di 84 anni, si sono tenuti nella Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo a Roma. Ci sono alcune persone che, a sorpresa, non erano alla cerimonia funebre. Andiamo a scoprire insieme chi mancava.

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Maurizio Costanzo: ecco chi non c’era al suo funerale

Durante il commiato finale, la salma del giornalista è stata accompagnata dall’applauso e dalla sigla del suo più celebre programma televisivo, il Maurizio Costanzo Show. Si tratta ovviamente della canzone “Se Penso A Te”, scritta da Franco Bracardi e Gianni Boncompagni, che ha risuonato nell’edificio religioso in modo solenne.

Sono tanti i Vip che però mancavano ai funerali, tra cui Tommaso Zorzi, ospite fisso del MCS e suo co-speaker a Radio 101, che però sui social ha dedicato alla memoria del giornalista Guaglione di Renato Carosone, con questa motivazione: “È da ieri che ci penso. Come fai a non salutare una persona e un personaggio come Maurizio Costanzo. Qualsiasi cosa si dica sarebbe riduttiva e anche un po’ retorica. E lui le odiava. Quindi ho deciso di farlo come facevo sempre in radio, ovvero lasciando un disco per Costanzo, come facevo tutte le settimane. E così farò, lascerò l’ultimo disco per Costanzo“.

Molte persone sui social hanno osservato che diverse personalità di Casa Mediaset non solo non hanno partecipato al funerale di Maurizio Costanzo, ma hanno anche evitato di esprimere qualsiasi parola di cordoglio per la sua scomparsa. In particolare, le critiche hanno riguardato due showgirl e conduttrici che sono apparse più volte sul palco del MCS.

Stiamo parlando di Belen Rodriguez e Michelle Hunziker, le quali non hanno pubblicato alcun ricordo sulle loro pagine social. Molti telespettatori hanno notato l’assenza di un tributo da parte delle due donne.

Stefano De Martino, marito di Belen, si è invece recato da solo alla camera ardente. Tuttavia, la Rodriguez non lo ha accompagnato né ha condiviso alcuna dichiarazione online. Tanto che Alessandro Rosica ha così commentato su Twitter: “L’Argentina è sempre stata ingrata e lo sarà sempre. Queen Mary di un altro livello, proprio come Costanzo“.

Anche Michelle Hunziker sembra non aver fatto accenno alla morte di Costanzo sui social, non ci sono tracce di lei alla camera ardente o al funerale… ma potrebbe essere andata senza farsi notare.

A fare particolarmente rumore è stata l’assenza di Alba Parietti, che è invece andata in diversi programmi per ricordare Maurizio con non poche critiche (in molti l’hanno accusata di parlare di se stessa e non del compianto giornalista) e poi non è andata al funerale

Tuttavia, è importante sottolineare che ciascun individuo può aver affrontato il dolore per la perdita di Maurizio Costanzo a modo proprio e molti vip e personalità potrebbero avere avuto impegni professionali o televisivi che hanno impedito la loro partecipazione al funerale. Ciò non significa però che non abbiano manifestato il loro sostegno a Maria De Filippi in forma privata.

Quella battuta al vetriolo che Costanzo fece a Belen Rodriguez un pò di tempo fa: cosa le aveva detto parlando dei suoi gossip amorosi

Qualche anno fa, ai tempi di una delle tante rotture tra Belen Rodriguez e Stefano De Martino, Maurizio Costanzo parlò così della showgirl argentina: “Personalmente consiglio a Belen di trasferirsi all’estero e di togliere il disturbo, di non romperci più le scatole. Non è che ogni due minuti possiamo discutere degli amori di Belen: chi se ne importa?”

Fu una battuta, la sua, ma potrebbe essere uno dei motivi per i quali la Rodriguez non si sia presentata al funerale…

Photo Credits: Kikapress

Allarme a Mosca, ‘rischio guerra con gli Usa’

(ANSA) – MOSCA, 28 FEB – “Sì, esiste il pericolo di uno scontro militare aperto” tra la Russia e gli Usa. E magari anche tra gli Usa e la Cina, perché Washington “sente che il tempo non gioca a suo favore” e questa è forse “l’ultima occasione per mantenere l’iniziativa strategica” globale nel XXI secolo. E’ questa la lettura che dà dell’attuale crisi Andrei Sushentsov, preside della Scuola di relazioni internazionali della MGIMO, l’università del ministero degli Esteri di Mosca dove si formano i diplomatici russi, e membro di diversi organismi consultivi statali sulla politica estera. (ANSA).

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